Effetto Covid sul lavoro, crisi senza fine tra Milano e provincia: addio a 60 mila posti

Tra sospensioni e riduzioni di orario, si parla di 800 mila persone coinvolte nella sola città metropolitana: erano circa un milione durante il lockdown, segno che per il lavoro la ripresa sembra lontana. A luglio un quarto dei 449 milioni di ore di cassa integrazione o assegni di solidarietà chiesti in Italia per l’emergenza Covid sono riferiti alla Lombardia, con 113 milioni di ore in un solo mese contro i 56 milioni del Veneto al secondo posto. Sono solo alcuni dei numeri forniti dall’ultimo bollettino di luglio e agosto della Cgil e in contemporanea dall’Inps. Dati che si incrociano con le stime della Afol metropolitana per i prossimi mesi: un aumento della disoccupazione stimato di cinque punti, portandola ad una media del 10-11 per cento. In numeri: 60-70 mila persone il cui impiego non c’è, o non ci sarà, più. “Molte imprese hanno prorogato la chiusura ben oltre la rimozione del divieto riferita alle rispettive attività e tutto questo ha avuto un impatto importante nei livelli occupazionali”, recita il report del sindacato. In pratica gli effetti del lockdown sono andati molto oltre rispetto alla fase congiunturale; il che sembrava ormai chiaro, ma adesso i numeri messi in fila lo confermano.

Le casse integrazioni

Per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria richiesta dall’inizio dell’anno ad oggi, il 43 per cento arriva dal settore metalmeccanico. Seguono al 16 per cento l’edilizia e le costruzioni. Mentre per la cassa in deroga, il grosso è destinato al commercio al dettaglio e all’ingrosso, che insieme valgono il 40 per cento della domanda di integrazioni salariali. Un altro 31 per cento è destinato a “professionisti, artisti, scuole private, istituti di vigilanza”.

Il mercato del lavoro

Come detto, molte imprese non si sono mai davvero riprese dal blocco più o meno totale del periodo marzo-maggio. E come un effetto a catena, buona parte di queste ha confermato in parte il ricorso agli ammortizzatori sociali. Allo stesso tempo ne ha ovviamente risentito la dinamicità del mercato del lavoro. Esempio: i datori di lavoro che hanno comunicato almeno un avviamento nello scorso mese di marzo sono stati 12.908, contro i 19.420 dello stesso mese dell’anno scorso, generando una riduzione pari al 33,5 per cento. L’esito sarebbe stato ben più significativo se dalla cifra escludiamo le famiglie che hanno avviato il lavoro domestico. Ma per comprendere meglio l’evoluzione del mercato del lavoro, più che gli avviamenti (che possono essere più di uno per ogni singolo lavoratore) è il numero degli avviati a dire molto. Nel bimestre marzo-aprile gli assunti sull’area metropolitana erano stati 98 mila, nei due mesi di chiusura 44 mila, – 55 per cento. Dato che scorporato “consegna l’immagine di un territorio segnato da pesanti ripercussioni a carico di comparti che, più di altri, hanno rappresentato i punti di forza e di fragilità del tessuto produttivo milanese”. Per quanto riguarda i settori, invece: “Attività sportive e di divertimento”, – 88 per cento. “Attività creative, artistiche e intrattenimento”, – 87 per cento. “Ristorazione”, – 84 per cento. Anche altri settori considerati in ascesa non vanno meglio: “produzione software, consulenza informatica”, – 37 per cento; “fabbricazione prodotti e preparati farmaceutici”, – 15 per cento di assunzioni. Insomma, non si salva praticamente alcun settore. Se non uno: “assistenza sanitaria”, di un comunque modesto +1,7 per cento. In tutto questo, sottolinea il documento della Camera del lavoro, “attraversa i settori l’impatto generazionale, che ha fatto pagare il conto più pesante alle attività dove l’occupazione giovanile è più diffusa, determinando un ulteriore elemento di fragilità”.


social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/08/28/news/lavoro_milano_disoccupazione_effetto_covid-265668643/?rss