Il caso Lombardia Film Commission, il contabile della Lega dal pm Fusco

Andrea Manzoni, uno dei commercialisti di fiducia della Lega indagati nel caso Lombardia Film Commission ed ex revisore contabile del Carroccio, è stato convocato giovedì mattina nell’ufficio del procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco, al quarto piano della Procura, per rispondere alle domande di investigatori e inquirenti. L’inchiesta milanese su una presunta compravendita gonfiata di un immobile per Lombardia Film Commission, che era presieduta da Alberto Di Rubba, altro ex revisore contabile della Lega, corre in parallelo all’indagine dei pm di Genova sui 49 milioni di euro di rimborsi del Carroccio di cui si è persa traccia.

Tra i reati contestati, a vario titolo, agli indagati (c’è anche il commercialista Michele Scillieri nel cui studio venne registrata la «Lega per Salvini premier») figurano il peculato, la turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e l’estorsione di cui è accusato Luca Sostegni, il presunto prestanome dei commercialisti che è stato fermato a luglio. Interrogato in carcere, in queste settimane sta collaborando con gli inquirenti.

L’indagine parte dal caso della presunta vendita gonfiata per 800mila euro di un immobile a Cormano, acquistato con fondi pubblici della Regione, all’epoca guidata da Roberto Maroni, dalla fondazione Lombardia Film Commission, che era presieduta da Di Rubba. Si indaga, però, anche su altre operazioni, e pure con l’ipotesi di riciclaggio, anche perché dalle indagini sono emerse strutture societarie «complesse», messe in piedi da Di Rubba e Manzoni, e attraverso le quali ci sarebbero stati anche trasferimenti di denaro verso la Svizzera. E gli inquirenti milanesi sono sempre in contatto coi colleghi di Bergamo e Genova che seguono il caso dei fondi della Lega e degli ormai famosi 49 milioni di euro spariti. Stando a una deposizione dell’allora direttore della filiale di Seriate (Bergamo) della banca Ubi, Marco Ghilardi, Di Rubba e Manzoni, a cui sono riconducibili diverse società al centro dell’inchiesta, avrebbero chiesto proprio a Ghilardi di aprire «conti» intestati ad «associazioni regionali» del Carroccio, ossia articolazioni territoriali del partito. Operazione che, tuttavia, non andò in porto.

3 settembre 2020 | 11:46

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