In Duomo, il Requiem per le vittime del Covid con i presidente Mattarella

Un tributo ai morti perché non si può e non si deve dimenticare, ma anche un invito ad andare avanti e ricominciare: è stata questo la Messa da Requiem eseguita, venerdì sera, nel Duomo di Milano dal coro e dall’orchestra della Scala dirette (a organico pieno per la prima volta dall’inizio della pandemia) dal direttore musicale Riccardo Chailly. Anche per questo ha deciso di essere presente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che prima di un altro Requiem — quello di Donizetti eseguito al cimitero di Bergamo lo scorso 28 giugno — aveva esortato proprio a riflettere sugli errori compiuti ma anche a ricominciare.

Delpini: «Troppi morti in questa terra»

«Milano presenta questa sera le sue ferite. Perché la città e questa terra lombarda sono state ferite, duramente provate da questa pandemia e dalla drammatica situazione che si è creata. Questa terra porta qui stasera le sue ferite, i suoi troppi morti, i troppi malati». Così l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha iniziato il suo saluto in occasione del Requiem.

Sala: «Pronti a una nuova normalità»

Da un lato «lo strazio della perdita», dall’altro la «volontà comune di segnare una nuova strada per la nostra comunità»: è toccato al sindaco Giuseppe Sala spiegare il senso della Messa da Requiem di Verdi. Una dimostrazione che Milano è «una città pronta a partecipare alla costruzione della nuova normalità», ha detto. «Eravamo convinti, a torto, che lo schermo della tecnologia e del progresso scientifico ci avessero messo definitivamente al riparo dal pericolo di una pandemia. Ed è proprio per questa illusione — ha aggiunto — che il nostro mondo si è trovato così impreparato di fronte a questo virus, che rappresenta l’ennesimo avvertimento che la natura ci invia per ricordarci l’obbligo morale di scelte più rispettose della vita e dei suoi valori». E ancora: «Si fa un gran parlare in queste settimane dei nuovi modelli sui quali va riorganizzata la vita delle città, e qualcuno si spinge anche a mettere in dubbio l’appropriatezza della convivenza urbana per il nostro prossimo futuro». E ha assicurato che «c’è un elemento di cui Milano non si priverà, né oggi né mai: la sua volontà di essere un luogo in cui ogni donna e ogni uomo possano essere aiutati a trovare dignità e opportunità».

Fontana: «Restiamo uniti, non è finita»

Dimostriamo «di essere tutti uniti per una battaglia che non è finita, ma di cui mi auguro siamo vicini alla fine», ha detto il presidente della Regione, Attilio Fontana, entrando nella cattedrale con il capo della Stato. In questo c’è ottimismo e la situazione appare «sotto controllo». Con le altre istituzioni «non c’è mai stata la guerra. Abbiamo sempre offerto collaborazione, non c’è mai stata una dichiarazione di guerra».

4 settembre 2020 | 20:42

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