Commercialisti della Lega. Il gip: “Accordo corruttivo provato”

MILANO – Quello intorno all’immobile di Cormano è un “accordo collusivo, siglato fin dall’origine dai tre indagati Alberto Di Rubba, Michele Scillieri e Andrea Manzoni, volto a minare dalla fondamenta il procedimento diretto a stabilire il contenuto del bando”.

È uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare di 60 pagine, firmata dal gip Giulio Fanales, che ieri sera ha mandato ai domiciliari i tre commercialisti leghisti, accusati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Un accordo collusivo, per il gip, che si intende “provato”. Finalizzato a usare la scelta della nuova sede della LFC come pretesto per drenare risorse pubbliche.

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La difesa di Manzoni

Citata nell’atto anche la ricostruzione di Andrea Manzoni, che la settimana scorsa ha cercato di difendersi di fronte al procuratore Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi. Per il gip Fanales, “Il resoconto proveniente da Manzoni non viene ritenuto attendibile per plurime ragioni”. L’indagato “pur dilungandosi lungamente in merito a circostanze marginali, ha omesso ogni riferimento ai trasferimenti di denaro dai conti della S.D.C. al suo conto personale e a quello dello studio C.L.D., da lui amministrata, nonche al bonifico disposto dallo Studio CLD srl a vantaggio della Studio Dea Consulting srl, partecipata da lui e amministrata da Di Rubba”.

Per il magistrato quindi il tentativo difensivo di Manzoni non ha minato la ricostruzione emersa dalle indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano sul “drenaggio di risorse pubbliche” per 800 mila euro a enti e società riconducibili ai tre commercialisti leghisti. 

Le intercettazioni

“Ne faremo altre mille… la prossima volta andrà bene, invece di 50 ne prendi 70…”. È il passaggio di un’intercettazione dello scorso 19 maggio, contenuta nel documento. Scillieri parla con Di Rubba e i due, annota il gip, “concordano circa la necessità di superare il malcontento serpeggiante fra i sodali in conseguenza dei guadagni rilevatisi minori del previsto”.

L’evasione fiscale

“La Paloschi è una società chiusa e non volevano dei soldi alla Paloschi per la paura che Equitalia prendesse i soldi”. A parlare è Luca Sostegni, il prestanome del commercialista Michele Scillieri, fermato a luglio prima che fuggisse in Brasile. L’uomo spiega in una intercettazione come i tre commercialisti non abbiano versato alla società che ha venduto l’immobile di Cormano (Paloschi srl) i 400 mila euro pattuiti, per evitare di versare tasse al fisco. Parte del denaro, 301 mila euro, è poi stato girato con diciannove assegni da Sostegni alla fiduciaria Fidirev, e poi scomparsi in Svizzera.

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